Si è trattato di un incontro che è andato oltre le aspettative, un confronto fra personalità ecclesiali di altissimo livello, dove le testimonianze dirette dell’operato di tre, degli ultimi papi, si sono interconnesse con argomenti di grande valenza teologica.

   Dopo i saluti istituzionali del dr. Salvatore Caccamo prefetto di Agrigento e di S.E. mons. Alessandro Damiano, arcivescovo di Agrigento, si sono aperti i lavori del convegno, coordinati magistralmente dal direttore di TV2000 Vincenzo Morgante.

   L’onorevole Calogero Pumilia in qualità di presidente ha descritto le finalità di RI.CREA CULTURA ricordando che l’anima dell’associazione è il senatore Giuseppe Ruvolo, che ne ha fortemente voluto la costituzione, coadiuvato da Palo Zambuto. L’onorevole Pumilia ha rimarcato la volontà di promuovere e valorizzare espressioni culturali e artistiche del nostro territorio, nell’ottica di una contaminazione pluri-etnica, che in una nuova realtà multiculturale, come la nostra, rappresenta una risorsa. Inoltre, è obiettivo dell’associazione, richiamare alla memoria eventi rilevanti che hanno avuto come teatro la nostra terra ed in questo contesto si colloca l’evento organizzato con l’Arcidiocesi agrigentina: rievocare due storici viaggi nella nostra provincia, di due straordinari pontefici, Papa –san - Giovanni Palo II e Papa Francesco. Ma mentre si approntava la manifestazione, è stata colta con graditissima sorpresa dal comitato organizzatore la notizia di una vista pastorale di Papa Leone XIV a Lampedusa, il prossimo 4 luglio!

Il convegno “Sulle orme di Pietro” ha voluto evidenziare sinergia e continuità tre Papi che hanno mostrato una grande attenzione e vicinanza alla nostra Isola, in particolare alla provincia di Agrigento, divenuta “crocevia del magistero degli ultimi Pontefici”.

  Si tratta di Pontefici che sulla Sicilia ed in particolare su Lampedusa, hanno improntato una componente significativa del loro operato ed è per questo motivo che RI.CREA ha voluto fortemente ricordare con questo incontro, l’attenzione di questi straordinari Papi nei confronti di isole spesso emarginate ed anche per questo, terreno fertile per la criminalità organizzata.

   Sono state azioni decise, incisive ed eclatanti, quelle lanciate in Sicilia, a partire dall’anatema di Karol Wojtyla contro i mafiosi, che nel maggio del ’93 riecheggiò tra i templi di Agrigento e nelle coscienze non soltanto di uomini d’onore (che di onore non hanno nulla), ma anche dei loro conniventi e fiancheggiatori, persino nelle coscienze degli ignavi! E poi fu la volta di Papa Bergoglio, che volle visitare Lampedusa non per un consueto bagno di folla mediatico, ma per unirsi ad una popolazione che in silenzio e con paziente e spirito caritatevole, ha sopportato indicibili disagi, motivati da un cristiano spirito di accoglienza.

  Mentre in un maxi-schermo scorrevano della clip con san Giovani Paolo Il ad Agrigento, Papa Francesco a Lampedusa e quelle del proclamazione di Papa Leone XIV, il Teologo don Massimo Naro, docente presso la Facoltà Teologica di Sicilia, ha ricordato che l’avvicinarsi alla folla, cercando il contatto fisico con i fedeli, era iniziato con Pio XII quando accorse per dare conforto ai romani, dopo lo scellerato bombardamento del quartiere di San Lorenzo del luglio 1943, un contatto cercato successivamente da Papa Paolo VI e da Giovanni Paolo I.

 Ma nel 1993 ad Agrigento, san Giovanni Paolo II andò oltre, non soltanto immergendosi nella folla straripante dello stadio Esseneto, ma stimolando quella marea umana a reagire ed esortando, anzi intimando ai mafiosi, di pentirsi. Ma Papa Woitila ondò oltre, incontrando i genitori del giudice bambino Rosario Livatino, vittima del suo coraggio, ampliando in quella occasione il concetto della martirologia cristiana, parlando di “martiri della giustizia e indirettamente della fede.”

Nel luglio 2011 è stato firmato dall'arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, il decreto per l'avvio del processo diocesano di beatificazione Rosario Angelo Livatino, che oggi è il primo magistrato beato nella storia della Chiesa cattolica.

Nella sua dotta lectio, il teologo don Massimo Naro ha quindi rimarcato che “il martirio in odium fidei” mette paradossalmente al centro l’azione violenta dei persecutori, più che la testimonianza credente delle loro vittime. Giovanni Paolo II, invece, voleva che i martiri fossero riconosciuti tali, non solo perché i loro carnefici avversano la fede cristiana, ma anche perché le vittime – andando incontro alla morte – incarnano personalmente la fede cristiana. 

   In una sala gremita da chi voleva ascoltare le parole di un cardinale vicinissimo ai Papa Francesco e Leone, il vicario del Papa per la diocesi di Roma, Baldassare Reina, ha esordito riferendo un particolare che personalmente mi ha colpito: l’anatema contro i mafiosi di Papa Giovanni Paolo II in quel mese di maggio del 1993, penetrò nel suo cuore, contribuendo a rafforzare la sua vocazione!

Quindi, il Cardinale Reina ha rievocato diversi momenti accanto a Papa Francesco, come un viaggio in Africa che rappresentato uno straordinaria occasione per comprende le motivazioni che spingono migliaia di uomini, donne a bambini, a lasciare la loro terra d’origine, per affrontare viaggi rischiosissimi in territori ostili, prima di raggiungere una mare da attraversare, ancora più ostile; singolare anche la testimonianza di Papa Francesco a Lampedusa: il papa non voleva la suo seguito nessun sacerdote, per non dare ufficialità ad un viaggio che considerava quasi privato, quello di un uomo che portava la sua solidarietà a gente come lui, animata da un alto senso di altruismo e fede cristiana. Ecco quindi che per non lasciarlo solo, si ricorse all’escamotage di farlo accompagnare da un drappello di sacerdoti ausiliari, per la celebrazione eucaristica e mons. Reina fu uno di questi!

Ed è di questi giorni, la volontà espressa da Papa Leone XIV di recarsi anche lui a Lampedusa, un vero pellegrinaggio non soltanto per manifestare continuità con l’operato di papa Francesco, ma per evidenziare che anche il suo magistero - come già dimostrato - è improntato sulla tolleranza e sull’accoglienza. 

   Il convegno di Agrigento ha rappresentato un esordio più che soddisfacente per un’associazione costituita con la finalità di promuove cultura, ma come un questo caso, anche impegnata a trattare argomenti di rilevanza sociale, dibattuti non soltanto da esperti, ma soprattutto da protagonisti!

 

Mimmo Macaluso

(vicepresidente RI.CREA CLUTURA)