E’ venerdì 6 marzo, ore 12.30 circa. Il deputato regionale Ismaele La Vardera giunge presso la sede del ‘Faro Controcorrente’ di Ribera, sita in Corso Umberto, con la sua scorta e il suo entourage sia locale sia in parte regionale. Entra come un ragazzo qualunque, senza troppi formalismi e si relaziona con il pubblico presente allo stesso modo. Dopo due brevi interventi dell’avv. Francesco D’Anna e di Eunice Palminteri, i quali fanno gli onori di casa e si appellano senza alcuna riserva al popolo – che, stanco della solita politica vuole, per l’appunto, un’alternativa “controcorrente” – al fatto che sta diventando molto difficile trovare candidati al  Consiglio comunale per la lista cui fa capo l’on. La Vardera. Eunice Palminteri e D’Anna parlano con estrema sincerità. Chi sta sostenendo la causa di Controcorrente si sta imbattendo nel più complesso dei sistemi politici, ossia quello in cui le logiche partitiche spesso sono secondarie rispetto alle amicizie personali, agli affetti familiari e soprattutto al clientelismo. «Stiamo avendo grandi difficoltà a formare la lista di consiglieri comunali, perché molti, come si suol dire, sono stati già presi» afferma Eunice Palminteri. »

Molti ci sostengono e apprezzano, tante persone seguono e incoraggiano l’on. La Vardera sui social, ma poi non sono libere di esercitare il proprio voto a causa della solita logica che ha condannato la nostra terra: ho il parente, ho l’amico, quello mi ha dato lavoro etc…Per cambiare le cose bisogna avere il coraggio di osare». 

Subito dopo, La Vardera sottoscrive quanto preannunciato dai suoi collaboratori locali. Lo ammette: «in questa terra noi partiamo svantaggiati». Poi racconta in breve del suo impegno a livello regionale e locale. Gli arrivano diverse chiamate al telefono che hanno a che fare proprio con Ribera. Prima di giungere in sede, infatti, ha effettuato un sopralluogo presso la zona industriale di Ribera insieme ai suoi referenti locali. Ne scaturisce una missiva urgente per l’ARS, che ha  per oggetto una richiesta di audizione in III Commissione “attività produttive” sulle criticità del comparto industriale di Ribera.

Ed è proprio lì che arriva il primo colpo alla politica locale che lo ha preceduto: «Ma dovevo pensarci io a informare l’ARS sulle criticità della zona industriale di Ribera? Strade dissestate, problemi irrigui ed energetici, viabilità compromessa: ma Carmelo Pace cosa diavolo ha fatto? Cosa fa?».

Diverse le domande che si susseguono da parte del pubblico.
Diversi gli osannatori che vedono in lui una sorta di “ultima speranza”, pochi coloro i quali hanno il coraggio di “ammonirlo” sul non avere molti alleati.

Noi del Giornale Momenti, alla fine, ci siamo intrattenuti un po’ insieme all’on. La Vardera per qualche domanda di più ampio respiro.

Secondo lei, come si sta impiantando Controcorrente a Ribera? Sta riscontrando delle resistenze da parte del clima politico locale? Quanto possono influire al riguardo gli altri partiti, Fratelli d’Italia e Democrazia Cristiana in primis? 

«Ho riscontrato un entusiasmo notevole a Ribera sin da quando sono venuto la prima volta per l’inaugurazione del Faro. Sono felice di vedere una sala così gremita oggi, in un orario abbastanza scomodo e lavorativo, il che mi sembra già una grande risposta da parte della cittadinanza riberese. Ciò vuol dire che c’è il bisogno genuino di votare liberamente secondo quanto auspica Controcorrente».

Secondo alcuni suoi concorrenti la sua attività politica in verità sarebbe una continua azione investigativa. Non pensa che forse la sua attività di denuncia del malaffare politico, metta in secondo piano i programmi elettorali?

«L’attività parlamentare comprende ed esige per legge un’attività ispettiva, specie se un parlamentare viene eletto all’opposizione. Come parlamentare regionale sono chiamato a svolgere delle attività di controllo sul governo, sulla sanità, sul demanio e quando accadono dei veri e propri cambiamenti secolari dopo tali attività di controllo, come è successo con la spiaggia di Mondello, dimostriamo che il nostro metodo funziona e porta delle soluzioni, ossia i riferimenti al nostro programma elettorale».


Ha il presentimento che ci siano dei pericoli o degli illeciti da denunciare a Ribera? Se sì, quali sarebbero le prime attività da monitorare al riguardo?
«Non mi piace il clima che si sta creando negli ambienti ospedalieri locali. Non ho ancora prove concrete al riguardo, ma conosco solamente voci e quando ne  avrò certezza mi adopererò al riguardo: sono in atto ricatti come mercimonio della politica. Occhio a chi usa la sanità per scopi di clientelismo».


Premesso che a Ribera è appena scesa in campo una candidata a sindaco alla quale gran parte della comunità riconosce straordinarie capacità amministrative, nonché una personalità caratterizzata da uno spiccato senso della legalità e della trasparenza – ossia la preside Maria Rosaria Provenzano – la quale si presenta appoggiata esclusivamente da liste civiche, perché Controcorrente fa una scelta diversa e presenta un terzo candidato?
«Massimo rispetto e tanta stima per la preside Provenzano, la quale è una donna eccezionale e di specchiata moralità, però io credo che un movimento come il nostro abbia necessità di misurarsi nei territori e di offrire un’altra alternativa di voto. Sono felice di vedere la Provenzano anche qui, ma sottolineo come Controcorrente non sia un movimento verticistico, in cui candidati si decidono a Roma come avviene nella maggior parte dei partiti. Dentro Controcorrente sono i Fari, ossia le sedi locali ad avere la piena autonomia di individuare i candidati i migliori. Inoltre, è un bene per la democrazia che ci siano più candidati. L’obiettivo vero di queste elezioni sarà quello di arrivare al ballottaggio d’altra parte».


Lei ha 32 anni e malgrado sia giovanissimo si ritrova ad essere deputato regionale e candidato alla presenza regionale, ma soprattutto si trova a vivere con la scorta consequenzialmente alla sua attività ispettiva. Ogni tanto, si sente stanco di questa vita?
«Sono devastato! Mi piacerebbe poter vivere la mia giovinezza in maniera più spensierata, ma sento il dovere di fare tutto questo e di continuare su questa strada perché la considero una missione etica e non solo politica a tutti gli effetti. Tuttavia, mi sono dato una scadenza per portare a termine questa missione e, sembrerebbe strano, ma a 32 anni chi vuole cambiare questa terra è già in ritardo. Eppure, chi ha la mia età circa o, ancora meglio, chi è più giovane di me deve prendersi il futuro poiché è nostro».

Cosa ne pensa del conflitto in Iran e di un possibile uso da parte degli U.S.A. della base militare di Sigonella?
«Il trattato di Parigi del 10 febbraio 1947 impose a Sicilia e Sardegna la smilitarizzazione dopo la Seconda Guerra Mondiale. Purtroppo questo trattato non è mai stato applicato e nella storia recente solo Craxi si adoperò per tutelare la Sicilia e l’Italia al riguardo, inasprendo i rapporti con Raegan allora presidente U.S.A., ma facendo valere le ragioni italiane. Un buon presidente della regione si sarebbe già battuto in merito, chiedendo chiarimenti al governo italiano, cosa che Schifani  non ha mai fatto, forse dimenticando che la Sicilia è una zona sensibile da questo punto di vista».