Il Consorzio non ha mai negato le difficoltà che il comparto agrumicolo sta attraversando, né ha mai sottovalutato il problema della disponibilità idrica. Al contrario, proprio perché conosce la realtà produttiva del territorio e le preoccupazioni degli agricoltori, ha scelto di evitare valutazioni affrettate sull’esito della prossima campagna.

È quindi singolare che la richiesta di attendere dati oggettivi venga interpretata come una volontà di “occultare” una crisi.

Riconoscere una criticità e quantificarne gli effetti sono due cose diverse.

Il Consorzio ha semplicemente sostenuto che, allo stato attuale, non è possibile trasformare previsioni, osservazioni o stime preliminari in dati definitivi sulla produzione complessiva della DOP, né tantomeno quantificare danni economici o anticipare giudizi sulla qualità del prodotto senza una metodologia tecnica condivisa.

Ed è proprio su questo punto che riteniamo necessario fare chiarezza.

Nella nota di replica ci vengono attribuite considerazioni relative a “milioni di euro di danni” e a presunte problematiche qualitative che non risultano contenute nel comunicato del Consorzio. Il confronto, pertanto, dovrebbe avvenire sulle affermazioni effettivamente rese e non su interpretazioni o ricostruzioni delle stesse.

Se si chiede al Consorzio rigore scientifico e disponibilità di dati tecnici, la stessa regola deve necessariamente valere per tutti.

Qual è, dunque, la metodologia utilizzata per quantificare il presunto danno alla produzione? Qual è il campione di aziende osservato? Quali rilievi agronomici sono stati effettuati? Quali dati consentirebbero oggi di affermare che la produzione sarà dimezzata rispetto alle annate precedenti?

Sono domande legittime, soprattutto quando si parla pubblicamente di una Denominazione di Origine Protetta che rappresenta centinaia di produttori e un patrimonio economico e territoriale che va tutelato con responsabilità.

Il Consorzio non pretende di sostituirsi agli agricoltori che quotidianamente osservano i propri agrumeti. Al contrario, ritiene preziosa ogni segnalazione proveniente dal territorio. Ma una cosa è registrare una situazione di sofferenza in singoli o numerosi appezzamenti; altra cosa è trasformare tali osservazioni in una previsione certa sull’intera produzione della DOP.

Allo stesso modo, attendere l’evoluzione delle condizioni climatiche e le precipitazioni non significa affatto ignorare lo stress idrico già subito dalle coltivazioni. Significa riconoscere che la valutazione finale degli effetti sulla produzione deve essere effettuata tenendo conto dell’intero ciclo produttivo e di tutti i fattori agronomici che possono ancora incidere sul risultato finale.

Per questo il Consorzio continuerà a monitorare la situazione con attenzione e, quando saranno disponibili elementi sufficienti, renderà pubbliche valutazioni supportate da dati.

Riteniamo inoltre che la tutela dell’Arancia di Ribera DOP non possa essere interpretata come la necessità di minimizzare le difficoltà del comparto. La DOP si tutela dicendo la verità, distinguendo i fatti dalle previsioni e fornendo informazioni verificabili.

È esattamente ciò che il Consorzio intende fare.

Non abbiamo interesse a negare i problemi. Abbiamo invece il dovere di evitare che una situazione ancora in evoluzione venga rappresentata attraverso numeri e conclusioni che, se non adeguatamente verificati, possono generare preoccupazione tra i produttori e soprattutto creare un’immagine del prodotto non corrispondente alla realtà che sarà effettivamente riscontrata alla raccolta.

Questo aspetto assume ancora maggiore importanza in una fase nella quale il sistema produttivo si prepara ad affrontare la nuova campagna commerciale e i rapporti con la grande distribuzione organizzata.

La GDO, i consumatori e gli stessi produttori hanno bisogno di una DOP credibile, trasparente e autorevole.

Per questo il Consorzio continuerà a svolgere il proprio ruolo con senso di responsabilità, senza minimizzare le criticità e senza alimentare allarmismi.

Agli agricoltori ribadiamo la nostra vicinanza e la nostra disponibilità al confronto.

A tutti gli altri soggetti che intervengono pubblicamente sulla nostra DOP chiediamo invece una cosa molto semplice: stesso rigore, stessi dati, stessa responsabilità.

Perché tutelare l’Arancia di Ribera DOP non significa nascondere i problemi.

Significa affrontarli con serietà, competenza e verità.

Il Presidente
Consorzio di Tutela dell’Arancia di Ribera DOP
Salvatore Daino